Cos’è lo stalking?

Lo Stalking è un argomento tanto attuale, quanto ancora immerso in una nube di confusione e poca conoscenza. Molte donne ne sono state vittime, altre non sanno di esserlo e soprattutto non sanno che possono essere aiutate sia dalla psicologia che, soprattutto, dalla legge. Ma di cosa si tratta realmente? A chiunque di noi è successo almeno una volta di chiudere una relazione e di aver sopportato le insistenze del partner lasciato, o di aver avuto uno spasimante indesiderato che ci ricopriva di attenzioni non richieste.

Ci sono persone che pedinano la loro vittima, le scrivono, le telefonano in continuazione, cercando in ogni modo di far parte della sua vita. E anche quando non ricorrono alla violenza, a volte distruggono la persona che dicono di amare.

Non riescono a pensare ad altro che alla persona che li ha lasciati o che vorrebbero possedere a ogni costo. Le scrivono lunghissime lettere, ma appena possono la seguono, cercano di sapere dove va e chi incontra, tentano in ogni modo di stabilire un contatto diretto.

A volte sono travolti dalla rabbia o dalla brama di vendetta per l’abbandono di cui si ritengono vittime. Lacerati fra nostalgia e disperazione, percepiscono il loro desiderio quasi come un dolore fisico. Questi comportamenti irrazionali non sono insoliti negli amanti delusi e, in genere, passano abbastanza presto.

Ma cosa succede se persistono, e i tentativi di allacciare o riallacciare un rapporto si trasformano in un inseguimento angoscioso, una molestia intollerabile carica di minaccia che distrugge la vita di chi ne è la vittima? Quand’è che un atteggiamento amoroso oltrepassa i limiti della normalità e diventa persecuzione? Esiste una sottile linea di demarcazione, un confine labile che una volta superato trasforma le attenzioni in esagerate e maniacali al limite della sopportazione e fino a sfociare in violenza.

Quotidianamente i mass-media richiamano crimini passionali, spesso definiti di ordinaria follia, sottolineando a volte in modo eccessivo una insana passione presente negli autori di questo tipo di omicidio, adoperando il termine raptus, quando il delitto appare illogico, non razionale, o dovuto alla pazzia.

Si tratta dello Stalking, il termine, di derivazione anglosassone, indica letteralmente l’ “inseguire”, il “fare la posta”; è un termine che nel gergo venatorio individua propriamente gli appostamenti e gli inseguimenti di soppiatto alla preda. Più recentemente questa parole ha preso a denotare un insieme di comportamenti complessi, caratterizzati dalla persistente ricerca di contatto, controllo, sorveglianza relazionale e dall’invio di comunicazioni non gradite dirette da un soggetto (il molestatore, lo stalker) ad un destinatario (la vittima), in cui tali attenzioni suscitano preoccupazione e timore.

Il fenomeno dello Stalking, altrimenti detto “sindrome del molestatore assillante” ha cominciato a destare un certo interesse, non solo nell’opinione pubblica, ma anche da parte di alcuni studiosi della psicologia e della sociologia, in seguito a certi eventi, accaduti negli anni ’80, in cui la molestia assillante venne indirizzata a dei personaggi di spicco dello Star System, personalità dello spettacolo e dello sport. Tra gli altri ricordiamo le tenniste Martina Hingis e Serena Williams inseguite in tutti i tornei internazionali dai propri persecutori, le attrici Theresa Saldana pugnalata dal suo stalker a Los Angeles nel 1982 e Rebbecca Shaffer assassinata nella sua metropoli dal suo persecutore nel 1989, episodi questi, che hanno ispirato la prima legge anti-stalking in California, in vigore dal 1992.

Studi epidemiologici hanno però dimostrato che episodi di stalking avvengono con maggiore frequenza al di fuori del mondo ristretto delle celebrità e dei fatti di cronaca nera, verificandosi all’interno di quella vasta area che è la violenza domestica

Curci e Galeazzi (2003) affermano che si può parlare di stalking solamente nel momento in cui si osservano “un insieme di comportamenti di sorveglianza e di controllo, ripetuti, intrusivi, volti a ricercare un contatto con la “vittima”: questa ne risulta infastidita, preoccupata, spaventata, può essere costretta a modificare lo stile di via e può giungere a manifestare una sofferenza psichica conclamata”.

la sindrome è costituita da:

1.un attore (stalker);

2.una serie ripetuta di gesti intrusivi tesi alla ricerca del contatto e/o della comunicazione;

3.la persona individuata dal molestatore (stalking victim) che percepisce soggettivamente come intrusivi e sgraditi tali comportamenti, avvertendoli con un associato senso di minaccia e di paura;

4.si possono aggiungere, inoltre, una serie di comportamenti associati, che solitamente sono un segnale di sviluppo e di intensificazione nella campagna di molestie, come il passaggio dalle minacce esplicite agli atti di violenza su cose e persone

Distinguere lo stalking dal normale comportamento di coppia o da un normale (e non pericoloso) tentativo di riprendere o di mantenere viva una relazione non è facile:quando si cerca di stabilire una relazione con qualcuno, la maggior parte delle persone è in grado, dopo alcune risposte negative, di comprendere che l’altra persona non è interessata. Lo stalker no e diventa insistente; quando una relazione si interrompe, è normale che la persona abbandonata si senta particolarmente turbata. Spesso una reazione all’abbandono può essere quella di tentare di ristabilire un contatto con l’altra persona, supplicandola per avere un’altra possibilità di ricostruire il rapporto; lo stalking può produrre ansia e paura nelle vittime; una caratteristica dello stalking è dovuto dalla durata. Queste condotte possono protrarsi per molto tempo anche per mesi o addirittura anni.

L’essenza del costrutto dello stalking rimane la medesima: ripetute, indesiderate comunicazioni e/o intrusioni che vengono inflitte da un individuo a un altro e che producono paura.

Esistono tre categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking:

  • Le comunicazioni indesiderate di solito sono rivolte direttamente alla vittima di stalking, ma possono consistere anche in minacce o in contatti con la famiglia, gli amici o i colleghi della vittima stessa. Il mezzo preferito di comunicazione e contatto è quello telefonico, con cui inizierebbe la maggior parte delle campagne di stalking, ma anche il controllo a distanza, pedinare, seguire, farsi incontrare “casualmente” sul luogo di lavoro o in ambienti frequentati dalla vittima sono comportamenti comuni. Il telefono rende impossibile o difficile al destinatario sottrarsi all’inizio della comunicazione (per esempio allontanandosi a distanza non comunicativa dallo stalker), decurta sostanzialmente l’effetto scoraggiante di elementi non verbali nell’interlocutore (postura, mimica facciale), elimina il “pubblico attorno” che potrebbe non solo rendersi conto dell’intrusività della comunicazione, ma anche scoraggiarla attivamente, obbliga il molestato a “prestare attenzione”, almeno temporaneamente, per discriminare se la provenienza della chiamata sia gradita o meno.

A causa dell’aumentata diffusione dei telefoni cellulari, lo stalker riesce spesso a raggiungere la vittima in ogni momento. Queste chiamate hanno luogo a qualsiasi ora del giorno e della notte: interrompono le normali attività e disturbano il sonno; inoltre molte vittime denunciano di ricevere messaggi SMS sul proprio cellulare in notevole quantità.

Un discorso simile a quello dei messaggi sul cellulare può essere fatto per le caselle di posta elettronica. Il cyberstalking1 è ancora poco studiato in modo formale, la globalizzazione telematica e la sempre più crescente nascita di reti virtuali, ha comportato di fatto un aumento smodato di casi di minacce, di intimidazioni, di molestie e di persecuzione attuati attraverso i servizi classici offerti da internet: l’e-mail ( 80% dei casi ), la chat e siti web.

  • Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti indesiderati, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni che rappresenterebbero un ulteriore segno di escalation delle molestie nella direzione della violazione del limite dello spazio relazionale pubblico, professionale, lavorativo. È questa la fase in cui l’assedio si trasforma in vero e proprio attacco con alto rischio di violenza, soprattutto quando all’approccio diretto consegue un netto rifiuto e protesta nella vittima.

Le intrusioni indesiderate possono comprendere l’effrazione dell’abitazione della vittima da parte dello stalking. Queste violazioni di domicilio talvolta sono un mezzo attraverso il quale raccogliere informazioni sulla vittima, talaltra soddisfano la necessità di sottrarre prove, come i nastri delle segreterie telefoniche oppure le lettere inviate, che costituiscono testimonianze contro lo stalker. In qualche caso il movente del furto è la vendetta, altre volte per rubare oggetti di proprietà della vittima o, semplicemente, per sentirsi vicino a lei

  • Il terzo tipo sono i comportamenti associati tra i quali si collocano l’ordine o la cancellazione di beni e servizi a carico della vittima, al fine di raggiungerla o intimidirla. Tipiche condotte di questo tipo sono il far recapitare cibo o altri oggetti all’indirizzo delle vittima anche a tarda notte, oppure la cancellazione di servizi quali l’elettricità o la carta di credito all’insaputa della vittima.

Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età più frequentemente compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni, quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 44 anni.

 

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