psicologia legale

La psicologia giuridica

La psicologia giuridica è oggi un ambito di grande interesse sia per la sua applicabilità potenziale sia perché è ormai diventato un argomento molto in voga. Molte persone e soprattutto i ragazzi dimostrano un interesse sempre maggiore verso la psicologia giuridica, grazie anche ad alcune note serie televisive, quali CSI, Criminal Minds, ecc.., molti giovani inoltre sembrano esserne molto influenzati nelle importanti scelte che si trovano a dover prendere rispetto al loro futuro. Ad esempio, mi è capitato di sentirmi chiedere: “Come si fa a diventare uno psicologo criminale?”; “Qual è il precorso che devo seguire per stendere il profilo psicologico dei serial killer?”.

È necessario, pertanto, sia fare chiarezza su cosa si intende per psicologia giuridica sia distinguere questa applicazione della psicologia dalla criminologia.

Per psicologia giuridica si intende lo studio dei fenomeni e delle situazioni che concernono individui e gruppi nel contesto della giustizia, adottando teorie e metodi che appartengono alla psicologia.

Nei primi decenni del ‘900 la psicologia giuridica corrispondeva, in larga parte, alla psicologia criminale e giudiziaria, intesa come studio dell’uomo sia come autore di reato che come partecipe del processo giudiziario in quanto imputato, parte lesa, testimone, avvocato e giudice (De Leo, 1995). In tal senso la psicologia svolgeva un ruolo di scienza ausiliaria del diritto.

Oggi la psicologia giuridica ha acquisito un significato più ampio e la competenza psicologica viene richiesta sia come ausilio per l’emissione di sentenze, sia per tutelare interessi di parte.

Lo psicologo può offrire la propria consulenza in ambiti differenziati, che possono spaziare dalla valutazione della pericolosità sociale, al calcolo del danno psichico ed esistenziale subito da una persona che voglia chiedere un risarcimento, alla consulenza psicologica in procedimenti di separazione e affidamento dei figli.

I quesiti che vengono principalmente posti allo psicologo riguardano:

  • in ambito penale, la valutazione di adulti autori di reato, testimoni e vittime;
  • in ambito minorile, la valutazione di minori e del contesto familiare in casi di pregiudizio e la valutazione di minori autori di reato;
  • in ambito civile, la valutazione dei minori e delle capacità genitoriali in casi di affidamento in seguito a separazione o divorzio;
  • in ambito rieducativo, lo sviluppo di percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.

Lo psicologo in questo caso lavora principalmente a contatto con figure giuridiche: può infatti collaborare con il giudice (ed in questo caso viene chiamato consulente di ufficio) e sarà quindi nominato dallo stesso sia per quanto riguarda casi di procedura civile (separazione ed affidamento dei figli, richieste di risarcimento per danno psicologico) che di procedura penale (lo psicologo può essere di ausilio ad un giudice per esempio nell’ascolto di un minore vittima di un reato); può invece essere un consulente per un cliente di un avvocato che ritenga di aver bisogno di una consulenza tecnica o di una perizia psicologica durante un processo rispettivamente civile o penale (chiamato in questo caso consulente di parte).

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